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Vallata dal Piano ceci.JPG

TRA LO SPIRITO E LA MATERIA

Dalla preistoria fino all’era iper-tecnologica che viviamo, la pietra è stata e può ancora continuare ad essere un anello di comunicazione e di contatto fra lo spirito e la materia. 

 

Basta fermarsi un attimo, isolarsi consapevolmente dalla

vivacità frenetica che avvolge la nostra esistenza e iniziare -

nel contatto visivo e tattile con un oggetto lapideo - uno

scambio di pensieri, dall’uomo alla pietra e viceversa, alla

ricerca di un’energia antica quanto il mondo, che al mondo

ci lega come parte del creato: è in quel momento che la

pietra può riuscire a ‘dirci’ parole che non si è capaci di

pronunciare e ‘rivelarci’ tutto ciò che è inesprimibile!

Ero in cerca di ispirazione creativa quando mi trovavo a vagare nel cantiere di lavorazione della pietra di Modica del mio amico Francesco Bonomo. I numerosi grandi massi dei quali egli si serve – e per anni accatastati con gran perizia dal suo caro padre – mi hanno raccontato dell'amore indissolubile di più generazioni della sua famiglia per un lavoro faticoso che, nonostante le inevitabili avversità affrontate da chi pratica questo mestiere, ha regalato loro la soddisfazione di primeggiare per storia e qualità aziendale.

 

Bisogna sapere che la pietra di Modica non viene estratta

'tagliandola' dalle pareti di una cava: la si recupera dentro

i campi dopo che - per un lento e inesorabile sollevamento

tettonico - è fuoriuscita dal terreno in forma di grandi rocce

appiattite, che verranno poi - e inevitabilmente - spezzate

in più parti per consentirne una più facile movimentazione.

In cantiere, il blocco sarà suddiviso in sezioni regolari

prestabilite solo dopo che, con dei primi tagli perimetrali,

si saranno eliminate le parti esterne - informi e pesanti -

della crosta rocciosa: vere e proprie scorze soltanto per chi,

però, non ha l'intuizione di vedervi qualcosa d’altro!

 

Osservandole attentamente, toccandole, misurandole, cercando di immaginar per loro una seconda possibilità, ho capito che potevo lavorare con quelle "pelli di pietra", che potevo provare ad avere un rapporto profondo con quelle croste informi - patinate di terra millenaria - che avevo sottratto alla discarica nella certezza di poterle trasformare in qualcosa dall'inaspettato potenziale.

Potevo, in altre parole che non so spiegare, portare un po’ della mia poesia creativa all’interno della forza delle pietre.

L’ispirazione, che non tardò a sfiorarmi, si materializzò in una piccola specchiera da parete dove la circolarità e l’algida perfezione dello specchio si contrapponevano al contorno della sua cornice di pietra dalla texture irregolare, che immaginai come la superficie miniaturizzata di un piccolo pianeta roccioso: era il prototipo delle specchiere Astrālis, nelle quali il lavoro di scultura è apparentemente limitato a dei "graffi" sulla superficie delle loro croste, ma è capace di portare alla luce linee profonde e sedimentazioni prima invisibili, rughe della materia e stratificazioni di una sconosciuta geologia, affinché, nella pietra, si ritroveranno solarità ed energie dimenticate: figlie smarrite di infinite mutazioni.

 

Emanuele Rizza

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